I valori in cui credo

Primi giorni dell’anno, tempo di riflessioni a largo spettro. E così mi sono ritrovato a considerare l’attuale situazione politica italiana e generale, e a disperare ancor più per il futuro.

A guardarsi indietro, è facile vedere che gli ultimi decenni sono stati dominati, qui in Italia, dal triangolo mafia-chiesa-massoneria.
Prima nel lungo patto tra chiesa e mafia (rappresentata da Berlusconi e dalla sua corte).
Ora, con il declino di Silvio, la mafia sta tentando le sue carte con il nuovo comico destabilizzatore, che guarda caso ha casa in Sicilia (ma i puntini nessuno li sa unire?), mentre sta rinascendo la DC, nel nuovo patto tra chiesa e massoneria (ampiamente rappresentate dagli ultimi due governi, e dalle attuali svolte del PD).

Quando ci si trova a considerare le alternative a disposizione, ci si rende conto (cosa che più o meno esplicitamente fanno anche tutti gli altri italiani) che è come scegliere tra la padella e la brace.

C’è chi preferisce le politiche destabilizzatrici e pseudo-liberiste della mafia, nella speranza che tra mazzette e corruzioni anche la propria disonestà porterà qualche guadagno in famiglia.

C’è chi si riconosce nei valori ottusi e talebani della chiesa, in un impeto moralista che ci vorrebbe far tornare tutti al medioevo, abolendo i più basilari diritti all’autodeterminazione.

O sono invece meglio le politiche immobiliste di un ristretto ceto di oligarchi e dei loro affiliati massonici, unicamente interessati agli andamenti di borsa?

Il vero problema è che tra tutte queste scelte reazionarie, non esiste una alternativa laica, progressista e liberale, senza voler pretendere che sia addirittura di sinistra.
Una forza che proponga con vigore l’autodeterminazione della persona, l’onestà, la cultura, la laicità, la protezione dell’ambiente, il lavoro utile (per la società e per l’umanità), la buona organizzazione delle risorse, la ricerca, la scienza, l’equità, il merito, la responsabilità personale, lo spirito critico, il diritto alla salute e all’istruzione, il controllo demografico. (E se me ne sono scordato qualcuno, suggeritemelo pure.)

D’altronde, tutte quelle sotto-culture reazionarie sono sistemi che si auto-alimentano, mentre invece una cultura laica e progressista, non avendo come fine il profitto, esaurisce inevitabilmente il proprio sostentamento.

In passato, il sostentamento per le idee laiche e progressiste arrivava dall’Unione Sovietica (per motivi discutibili, però tutti siamo d’accordo che con quei soldi il PCI ha fatto cose ottime in Italia), oggi anche quei Paesi badano principalmente al profitto, ad eccezione dei pochi che, presi dal proprio idealismo di sinistra, si trovano purtroppo in condizioni pietose.

In tutto ciò, il rischio più grande che si corre, è che in mancanza di una forza politica in cui riconoscersi, si dimentichi infine la propria identità politica ed i valori in cui si crede.

E’ terribile svegliarsi il 2 di gennaio e dover far mente locale per ricordare, indipendentemente dalle vomitevoli alternative reazionarie che offre il quadro politico, quali sono i propri valori, le cose in cui si crede e per cui si desidera lottare.

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