E meno male che c’è Guzzanti

[…] Che il sentimento religioso non possa reclamare una superiore legittimità, perché supportato, mi dicono, da pervasiva e speciale intuizione, appare evidente dal fatto che le credenze religiose sono tante, più di quelle da cucina dell’Ikea, e producono purtroppo affermazioni contrastanti. Un buddista e un cattolico, egualmente persuasi della loro fede, saranno certi di saperla molto lunga sull’origine e il senso dell’uomo e dell’universo, ma almeno uno di loro, al momento del trapasso, avrà una sorpresa. […]
Corrado Guzzanti (sito Articolo 21)

Trovo un po’ triste che l’opinione pubblica (che poi, 50.000 firme “virtuali” siano opinione pubblica…) si sia svegliata nel nostro Paese solo quando dei talebani (e telebani) cattolici se la sono presa con la satira di Guzzanti, comunque mi fa piacere che forse si cominci a parlare delle assurde pretese di ottenere un assurdo “rispetto” (schiacciando il rispetto e la libertà altrui – che non essendo credente non ha però la dignità di “essere umano”), avanzate da questi loschi figuri.

Non vado oltre, avrei troppo da dire e di cui sfogarmi. Vi invito ad iscrivervi all’Uaar ed a leggervi i libri di Dawkins (l’ottimo “L’illusione di Dio“), ed intanto ringrazio Guzzanti per il suo lavoro, sperando di rivedere spesso Padre Pizzarro e gli altri suoi personaggi.

 

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Mi manca New York

Mi ci sono svegliato stamattina, pensando agli Stati Uniti. Oddio, a dire il vero ci penso spesso, ma in termini negativi a causa di motivi politici. Invece oggi mi sono venuti in mente pensando allo strano sistema che hanno per aprire l’acqua nella doccia. Ed avevo quasi deciso di scrivere una piccola guida su ciò che è utile sapere per non trovare sorprese in viaggio negli States.

La guida, un giorno, forse la scriverò (update: eccola), però in compenso oggi, complice anche un po’ di sano fancazzismo ed insoddisfazione per la situazione che mi trovo a vivere attualmente, mi sento particolarmente nostalgico, e mi andrebbe tanto di prendere un aereo e tornarmene qualche giorno in quella splendida città. Continua a leggere

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Esto desinar es muy gustoso!

Scusate, pezzetto di puro genio (altrui).

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Psicologia o Weltanschauung?

Oggi in metropolitana mi sono seduto (miracolo!) vicino a una coppietta di bimbiminkia Emo, che dissertava sui propri stati emotivi. Il discorso andava più o meno: “Ah quindi ora passata la felicità natalizia, torni allo stato triste/Emo”. “Eh sì…”. “E quindi insomma ora rimarrai così-Emo fino almeno a dopo la befana”.

A parte l’immagine mentale che mi sono formato, discretamente comica, di uno che sceglie il proprio umore come sceglie cosa mangiare a pranzo o che scarpe mettersi (“mhhh… domani mangio pollo e mi sento Emo, dopodomani invece mi metto gli stivali e mi sento felice”), Continua a leggere

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Caro Babbo Natale

avrei cinque desideri da esprimere: (ok ok l’ho corretto, troppo politically-incorrect, in fondo è natale…)

1. un sistema affidabile ed economico per la diagnosi precoce dei tumori, così da finirla con questa strage continua e silenziosa

2. la riduzione pacifica e coordinata della popolazione mondiale (diciamo a max 1 miliardo di persone)

3. l’inserimento di ogni forma di fede (religiosa, calcistica, etc.) nei manuali di psichiatria

4. la fine (miracolosa) di tutte le forme di corruzione e di sfruttamento

5. una qualche malattia che renda inoffensivo il Cav. On. B

Certo mi rendo conto che per le prime quattro puoi esprimere giusto una dichiarazione di intenti…

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Cartelle condivise criptate

Dal mio sito ufficiale www.cesarebianchi.com.

Sia che si lavori in una rete aziendale, sia che si usi il sempre più diffuso “cloud computing”, ormai siamo tutti abituati a condividere intere cartelle con collaboratori, familiari, amici, etc. Nel primo caso, usando i servizi nativi di windows (smb) o linux (nfs). Nel secondo caso usando uno dei tanti servizi tra Dropbox (il mio preferito), Google Drive, Ubuntu One, etc.

Il problema però spesso è che i dati che condividiamo sono “in chiaro”, e perciò intrinsecamente leggibili da chiunque riesca ad impossessarsi di un pc che abbia l’accesso a tali cartelle. Ancora più problematico è il caso in cui tali cartelle vengano usate anche su dei tablet o smartphone, dispositivi ancora più soggetti ad essere persi/rubati/usati da altri. Continua a leggere

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Ennesima delusione da Google

Oggi ho ricevuto da Google delle mail che mi avvertivano che google apps non esiste più nella versione gratuita, ma solo in quelle a pagamento. Per chi è già registrato non cambia nulla (per ora, aggiungo io), ma non si possono più registrare nuovi domini gratuitamente.

Questo conferma la politica sempre più chiara che sta seguendo Google: darti un servizio gratuito per poi togliertelo. E’ già successo con google groups, che è stato enormemente ridimensionato, poi hanno deciso di eliminare (fra un po’ di mesi) iGoogle, la home page personalizzata, ora è la volta di google apps.

Io non sono mai stato un fan sfegatato di Google, così come non lo sono mai stato di nessun produttore/fornitore di tecnologia. Al massimo, posso covare odio, come lo covo ad esempio per Apple, Microsoft, Oracle, ed un po’ anche per Adobe, colpevole di aver inglobato Macromedia.

Non sono, e non sono mai stato, perciò, un fan di Google, ma ho sempre trovato che fa dei prodotti che funzionano bene, e che non fa pagare il costo al cliente finale. Dovendo scegliere tra tanti fornitori scamuffi (ad es. Yahoo, Libero, Tiscali, Aruba, Bing, Hotmail, etc.) alla fine ho optato per Google per tanti servizi, poiché sono quelli che funzionano meglio. Peccato che se poi questi servizi me li levi…

Quindi, insomma, da oggi stiamo punto e a capo. Dovrò rimettermi alla ricerca di un altro fornitore per i domini che registrerò da oggi in poi. Non posso biasimare Google per non voler più dare servizi gratuiti, è che temo ciò che potrà succedere in futuro. Dopo che avrà sbaragliato la concorrenza, inizierà a farci pagare anche le ricerche? E la posta? E le mappe?

Ho sempre sostenuto che anche nell’ambito ICT conviene sempre far da sé, perché non puoi mai sapere un terzo cosa deciderà di fare e se continuerà ad esistere, ma a Google avevo riservato il beneficio di inventario. Da oggi, dovrò considerarli come tutti gli altri. Inaffidabili.

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Il chittesenculismo

Dopo aver riflettuto una vita riguardo a ciò che distingue un amico da un conoscente, e dopo essere rimasto spesso deluso dal comportamento delle persone, ho finalmente avuto l’illuminazione, ed ho capito che dipende tutto dal chittesenculismo.

Il chittesenculismo è probabilmente il fattore che più aiuta a distinguere un amico (sia chiaro, non un “vero amico” o “amico intimo”, cioè le rarissime persone di cui ti fidi più di te stesso, alle quali metteresti in mano la tua vita senza pensarci due volte, etc.) da un semplice conoscente.

E’ facile vederlo all’opera. Sei con delle persone, racconti di un problema, un cruccio, un dubbio, e puoi subito distinguere le persone che cercano di comprendere, tentano di aiutarti, dalle persone che fischiettano e pensano in silenzio “macchittesencula!”.

Poiché nessuno di noi è un santo, ovviamente anche io ho una schiera di persone con le quali metto in pratica il “chittesenculismo”. Le sto a sentire, annuisco, ma appena ho l’occasione di parlare d’altro, cambio discorso.

Anzi, la cosa curiosa del chittesenculismo è la sua proprietà simmetrica. Per motivi facilmente comprensibili, se A nonsincula B, anche B nonsincula A (magari inizialmente selinculava pure, ma poi giustamente s’è rotto!).

Una proprietà ancora più sorprendente del chittesenculismo è la sua transitività. E’ una cosa che ricorda abbastanza le faide familiari. E’ un fenomeno piuttosto diffuso, che anche voi non tarderete a riconoscere nelle vostre famiglie. Se A nonsincula B, i figli di A nonsinculeranno i figli di B (pur continuando il doveroso rapporto di conoscenza). E viceversa, ovviamente. O anche: se A nonsincula B, anche la moglie di A nonsincula B (né la moglie di B).

Insomma, di fatto siamo circondati da persone che noncinculiamo e noncinculano, ma con le quali ci dispensiamo sorrisi e strette di mano. Ora che ne sono cosciente, ho un facile metro per capire con chi perdere tempo a raccontare i miei problemi. Dura, la vita di noi umani…

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Progetto “Scuola 2.0″

Come vincere nel futuro mercato editoriale scolastico

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Dal mio sito ufficiale www.cesarebianchi.com.

Analisi del mercato attuale

Il tempo dei testi scolastici monolitici ed autosufficienti è finito. Le case editrici stanno affannosamente tentando di rivendere i loro prodotti editoriali 1.0 rivestendoli di una patina elettronica, ma la mediocre operazione è destinata al fallimento. Continua a leggere

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Source Code (il film)

Stasera abbiamo visto il secondo film di Duncan Jones, l’autore di Moon (altro splendido film): Source Code, appunto. Lo so che avevo promesso di scrivere di cose più serie, ma adesso mi va di scrivere di questo, visto che in giro su internet, come al solito, ho letto quintali di fesserie di gente che si poneva le domande sbagliate dando ovviamente risposte sbagliate (in quanto insensate – se una interpretazione è sensata ovviamente la accetto come possibile).

Purtroppo è un classico che su film (e libri) “contorti” la gente si ferma a riflettere per dare la spiegazione ai problemi “di prim’ordine” (che in realtà con un po’ di intelligenza si risolvono facilmente, senza spiegazioni “ultraterrene”) e non arriva a considerare i problemi di “n-ordine” che invece gli autori lasciano volontariamente (e furbescamente) senza spiegazione.

L’idiozia della gente è una di quelle cose che mi fa sempre arrabbiare, e se non posso impedire a milioni di persone di votare dei cretini disonesti, di andarsene in giro a tossire in metro ed in autobus quando hanno la febbre, di blaterare idiozie contro la contraccezione e l’aborto, etc., posso almeno fornire al mondo una spiegazione sensata ad un film.

Per chi non l’avesse ancora visto, consiglio di saltare la lettura del seguito del post in quanto è un unico enorme spoiler. Continua a leggere

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